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mercoledì 22 settembre 2010

Les Femmes Fatales



Potremmo racchiudere l'immagine della femme fatale in un corpo, o mille corpi; in sguardi che seducono e ammaliano per poi condurre alla rovina chiunque ne fosse pericolosamente attratto. Ma sbaglieremmo clamorosamente.
In realtà, la femme fatale è pura energia femminea che si rinnova nel tempo, e al di sopra del tempo, facendo convergere in un unico sguardo, tutti gli sguardi, e in un unico corpo, tutti i corpi.
Dall'imperatrice Theodora nel regno di Giustiniano, alla Salome di Strauss e di Oscar Wilde, intrisa di spirito decadente, la femme fatale è la regina bellissima e terribile, l'incantatrice, la strega, la vedova nera, la vampira, l'incubo e il sogno di ogni uomo. Una donna che rappresenta la dicotomia tra Bellezza e Morale, Passione e Sentimento, risolta a netto vantaggio dei primi.
Donna Fatale, Eros e Thanatos; una figura leggiadra e conturbante che aleggia nell'aria come una mantide religiosa, si muove sinuosa come una pantera, conducendo le proprie prede in un valzer mortale. Un mito, un'icona che afferma con forza la natura diabolica, e insieme, divina della donna.
Spesso associata alla “vamp”, ovvero una donna che vampirizza gli uomini, castrandoli del loro potere, e alla “dark lady”, un'oscura signora che oltre alla brama di sedurre cela un profondo desiderio di annientamento del maschio-oggetto. La femme fatale contemporanea interpreta un nuovo concetto di femminilità, una donna nuova che domina la società in cui vive ed è padrona del proprio destino, e non solo del proprio rapporto amoroso.
Le Maghe Circe della modernità sono le dee dell'Olimpo Hollywoodiano; dai film muti di Theda Bara, la prima vamp della storia, all'algida Marlene Dietricht fino alla bambola sexy dagli abiti svolazzanti, determinata a sposare l'uomo che ha sedotto, l'ineguagliabile Marylin Monroe.
Un'aura di mistero circonda le donne dei film noir, le cosidette dark lady, perverse quanto basta per trascinare in un baratro oscuro di perversione e morte i propri partners. In Femmina Folle di John. M Stahl è rappresentato l'incubo reale dei soldati americani, che di ritorno dalla guerra si vedono spodestati dal proprio ruolo a casa e nel lavoro, dalle proprie donne.
La “femmina folle” si evolve da oggetto di sguardo a soggetto; vuole liberarsi dalla prigionia rappresentata dalla vita di coppia, ma anche dal proprio corpo che la “condanna” ad essere prima amante e poi madre. La protagonista del film, Gina Tierney, si ribella alla propria sessualità e alla maternità; rifiuta la sua stessa natura di donna, cercando di annullare ciò che sta nascendo in lei, anche a costo della sua stessa vita.
La donna vuole scoprirsi diversa, dominare se stessa e il mondo; non cerca più di assomigliare all'uomo, ma sente il bisogno di distinguersi e affermare la propria identità. E' questa la “femme hitchcockiana”, una donna alla ricerca di un equilibrio, più matura ed arguta: la Grace Kelly in La finestra sul cortile e Gli uccelli, il “ghiaccio bollente” del maestro del brivido, ossimoro vivente che coniugava freddezza e sensualità, logica e sentimento.
Norma Jeane Baker in arte Marilyn Monroe rappresenta il sogno proibito degli americani (e non solo); sex symbol e icona pop sulla cui morte prematura aleggia ancora un'aura di mistero. Di lei disse Arthur Miller, celebre commediografo « Si materializzò sulla porta come l'ultimo dei pensieri, quello che non ti capita mai in testa, quello che quando arriva fa "bang", e per qualche minuto hai la mente vuota e non sai pensare ad altro ».
Marilyn, una miscela esplosiva di erotismo ed innocenza, un'artista che si definì "un prodotto artificiale", una diva dalla vita tumultuosa che mirava, come lei stessa dichiarò, non alla fama e ai soldi, ma ad "essere magnifica", riuscendoci perfettamente. Un modello femminile talmente perfetto e desiderabile da sembrare un'emanazione divina persa nel tempo della proiezione cinematografica, immortalata in migliaia di foto su riviste patinate e calendari sexy, riprodotta all'infinito nelle opere pop di Andy Warhol, emulata da decine di star, ma mai eguagliata. Tragicità e bellezza, un fascino etereo e malizioso nel contempo; la Monroe, un angelo biondo dalle diaboliche anomalie, appare ora quasi un personaggio di fantasia, una Jessica Rabbit ante litteram che danza sinuosa nei sogni dei maschi di tutto il pianeta, dispensando baci leggeri come un soffio e catturando sguardi con i suoi occhi splendenti come diamanti.

Proviene invece dall'Europa, un'altra "biondona" dalle curve morbide come lasigla che la rappresenta: B.B Brigitte Bardot è una donna sempre più sicura del proprio fascino, vera icona di una nuova femminilità anni '60-70. Stupenda anche acqua e sapone, semplice ed intelligente, un'incantatrice moderna indipendente e forte, una sirena dal delizioso accento francese che affascinò l'America, diventando secondo il critico cinematografico Ivon Addams “l'idea che ogni uomo ha della ragazza che vorrebbe incontrare a Parigi".
Catherine Trammell alias Sharon Stone è entrata prepotentemente nell'immaginario erotico contemporaneo, semplicemente accavallando le gambe; una vedova nera in carne ed ossa che dopo aver consumato l'amplesso con il proprio partner, voracemente come un pasto, se ne libera uccidendolo. E senza inutili sensi di colpa. La Trammell di Basic Istint è una delle rappresentazioni più estreme e crudeli di femmes fatales; eppure non smette mai di piacere. E questo non solo perché emana sensualità da tutti i pori, o perché la sua “dipendenza da rischio” in qualche modo giustifica le sue carneficine, ma perché incarna il segreto, oscuro desiderio di rivalsa, nei confronti dell'uomo, che ogni donna, almeno una volta nella vita, ha provato.
La “Femme Fatale”di Brian De Palma ha il volto di Rebecca Romijn: un omaggio ai film noir francesi anni'40 in cui una biondona mozzafiato, sulla scia di Eva Kant si improvvisa ladra, manipolando col suo fascino un'altra donna, a cui sottrarrà un gioiello prezioso a forma di serpente, simbolo biblico del Male, e cosa ben più preziosa, l'identità. De Palma destruttura un genere per ricostruirlo, a suo modo, con un'attrice che ricalca le dive del passato, una su tutte Barbara Stanwyck, de La Fiamma del peccato; la sua “femme” è una ladra scaltra, determinata, che si muove in un'atmosfera rarefatta per sfuggire alle conseguenze del “colpo” che ha messo abilmente a segno.
Nell'era tecnologica la donna più pericolosa ed intrigante si cela nella rete del web: nel film Birthday Girl, Nicole Kidman è, in apparenza, un'ingenua ed eterea ragazza dell'est, arrivata come dono di compleanno nella vita di un uomo solo. Vittima di pratiche sadomaso, in realtà, Nadja è un'astuta ladra che ammalia col sesso la sua preda per poi renderlo schiavo, non solo d'amore. L'angelo del focolare si trasforma in camera da letto in una pornodiva; la donna russa, che non parla la lingua dell'uomo, comunica con l'unica arma che ha a disposizione: il suo corpo. E come una novella Giuditta sovrasta la forza virile più bruta, ma questa volta risparmiando la testa alla sua vittima.

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