
Allegra è un'adolescente con un rapporto problematico con i genitori in crisi. Suo padre è un donnaiolo incallito che ha una relazione con Luisa, una trentaciquenne sognatrice e alla perenne ricerca dell'amore vero.
La vita della teenager subirà una drammatica svolta con la morte dei genitori in volo verso il Kenya, per tentare di ricostruire la loro relazione. Quando il padre viene a mancare, Allegra cerca la donna con cui lui aveva una relazione extraconiugale, per condividere il dolore e conoscere quel lato ignoto della vita del genitore.
Meno male che ci sei di Luis Prieto costituisce un'eccezione in un tempo in cui i teen movies imperversano sul grande schermo, mandando le ragazzine in visibilio con storie d'amore improbabili tra la “Bella” di turno e il vampiro fascinoso, e sogni ad occhi aperti di quattordicenni, alle prese con i primi batticuori tra i banchi di scuola.
La pellicola di Prieto, tratta dal bestseller di Maria Daniela Raineri, non solo si discosta dai modelli cinematografici sopra citati, ma non è facilmente collocabile in un genere preciso.
La storia di Allegra racconta lo scontro generazionale, il dramma di una perdità, la necessità di ricucire gli strappi emotivi, di “mettere insieme i pezzi “per ricostruire un'identità ancora incerta e in frantumi. E' la storia di un trapasso, quello sempre travagliato, dall'adolescenza alla vita adulta, e quello doloroso ed estraniante, dal lutto all'accettazione. E' l'incontro tra due donne di età diverse, Allegra e Luisa, che instaurano un singolare e profondo rapporto d'amicizia attorno a un'assenza, una mancanza. Il primo amore di Allegra non è la fiaba romantica, a cui un certo cinema giovanile ci ha abituati; è un rapporto delicato e fragile, che fa i conti non solo con l'insicurezza dell'età, ma anche con la paura di un ulteriore abbandono, di un altro strappo non ricucibile. Il vuoto che la ragazza si crea involontariamente intorno, finisce per inghiottirla, conducendola in un tunnel di disperazione e autodistruzione. Il personaggio della sempre bravissima Claudia Gerini, è una sorta di Amélie Poulaine tutta italiana, deliziosa nel suo tentativo di colorare la sua vita e quella del prossimo con il suo fiducioso ottimismo, la sua forza di ricominciare, di “rimettere a posto le cose”.
Il film mescola generi e cambia toni, passa dalla commedia al dramma, strappa lacrime e sorrisi, riesce a delineare personaggi veri, così umani da sembrare più di una volta “sbagliati”, ci delizia con le note di Cat Power e dei meno noti The Pains of Being Pure at Heart.
Meno male che ci sei affronta tematiche controverse con una leggerezza tipica dell'adolescenza, sfiorando, a volte, la superficialità, ma sempre esprimendo un sentimento di autenticità, un'idea di famiglia che va oltre quella abituale, svelando la poesia di piccoli gesti e la tenerezza di un amore sbocciato, senza stucchevoli sentimentalismi e Dracula postmoderni.
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