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giovedì 10 settembre 2009

Il soldato speciale Clooney sconvolge il Lido


Sbarcano al Lido i registi Disney Pixar, Matt Damon, Ewan McGregor e George Clooney che monopolizza l’attenzione dei media e dei fans. I film fuori concorso convincono di più di quelli in lizza per il Leone d’oro e il cinema italiano non decolla.
di Maria Cristina Locuratolo 10 settembre 2009 09:56

VENEZIA - Emozioni a go-go in questa seconda settimana al Lido. Il Palazzo del Cinema si riempe di palloncini colorati in onore di Up di Pete Docter, ultima fatica del team creativo della Disney Pixar, il quale ha accolto calorosamente in Sala Grande pubblico e giornalisti. Il cartoon in 3D è la tenera e divertente storia di un uomo settantenne con un sogno nel cassetto che lo accompagna dall’infanzia: esplorare le Cascate del Paradiso in Venezuela. E si sa, in casa Disney ogni sogno può diventare realtà, anche il più improbabile, e così il vecchietto parte verso l’America del Sud con una casa volante trasportata da tanti palloncini colorati. A fargli compagnia in questo magico viaggio, poetico e leggero proprio come un palloncino, un bimbo logorroico, un cane parlante e un uccello variopinto che adora il cioccolato.

Incanta ancora il grande “affabulatore” Michael Moore con la sua “storia d’amore” Capitalism: il cineasta spara su tutti dosando bene sarcasmo e umorismo, da Bush ai Ministri del Tesoro fino alla banca d’affari Goldman Sachs. Fuori Concorso il Soderberghiano The Informant! con uno straordinario Matt Damon, ingrassato e baffuto per l’occasione, nei panni del “menzognere, falsario, opportunista, camouflageur” Mark Withacre, un uomo arguto e irriducibilmente bugiardo che inventa storie e si pone domande esistenziali bizzarre, su quale sia la frase da dire prima di morire o sul perché gli orsi polari possiedano una intelligenza tale da coprirsi il naso nero per mimetizzarsi con l’ambiente circostante. Film in concorso Questione di punti di vista di Jacques Rivette, un’opera intrisa della magia del circo con funamboli in equilibrio sul proprio destino simili, a detta del protagonista Sergio Castellitto, a principesse sofferenti che chiedono di essere liberate mascherate da draghi terrificanti.

Grande fermento per la coppia più esilarante del festival Ewan McGregor- George Clooney con il film scoppiettante (peccato sia fuori concorso) The Men Who Stare at Goats di Grant Heslov: uno scoop cambia per sempre la vita del reporter Bob Wilton che intraprende un viaggio avventuroso verso l’Iraq con un soldato “speciale” dai poteri psichici fuori dal comune, Lyn Cassady, un uomo dalle doti paranormali, farcito di lsd e cultura new age, dall’anima hippie e lo sguardo letale, tanto da fermare il cuore di una capra in pochi secondi. L’arrivo di Clooney scatena fans e giornalisti; durante la conferenza stampa, una Iena improvvisa uno show, urla e si spoglia, rimane in boxer, con la scritta “George, choose me”, alludendo alla presunta omosessualità dell’attore rivelata ambiguamente alla rivista People, qualche settimana fa, dall’amico Brad Pitt.

Fuori Concorso anche Brooklyn’s Finest di Antoine Fuqua, che recupera idealmente e fisicamente il bel tenebroso Ethan Hawke dal suoTraining day, gli affianca Richard Gere e Don Cheadle per raccontare le vite di tre poliziotti al bivio che convergono in realtà in un’unica vita, un’unica via tra i buoni e i cattivi. In concorso il war-movie Lebanon dell’israeliano Samuel Maoz: la guerra è quella del 1982, tra Israele e Libano, il punto di vista è quello di quattro ragazzi ebrei su un carro armato. Un film che privilegia l’aspetto voyeuristico della guerra, attraversandola con lo sguardo, per viverla “da dentro”. Francesca Comencini porta in Concorso al Lido Lo spazio bianco, il dramma di una madre interpretata da Margherita Buy, una storia dal tocco delicato e femminile, tratta dal romanzo omonimo di Valeria Parrella. La trama è insolita e toccante: una donna attende il ritorno alla vita o la morte della sua creatura, nata prematuramente e intrappolata in un’incubatrice, in un limbo fatto di speranza che ha il colore bianco del nulla e di un destino che chiede solo di essere scritto.

Ritorna il ’68 con Il grande sogno di Michele Placido, opera in concorso, che ripercorre l’epoca che fu attraverso ricordi ed esperienze evidentemente personali del regista. Ne esce un quadro un po’confuso, nostalgico che non aggiunge nulla di nuovo.Sarà per questo che in conferenza stampa a Placido si chiede di rappresentare l’Italia di oggi? Forse il passato, già ampiamente rappresentato con i suoi miti e i suoi cliché dai cineasti italiani, ha già fatto storia e i sogni come la realtà mutano, si evolvono e chiedono di essere rappresentati per guardare al futuro e a ciò che esso può offrire.

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